#OccupaiPD
Pubblicato: maggio 12, 2013 Archiviato in: Uncategorized Lascia un commento »Qualche considerazione sulla giornata di ieri:
1) L’aria non è delle migliori, ma c’è una parte di questo partito, quella che piace a noi, che è viva. Dobbiamo fare rete. In Puglia lo faremo. Siamo a zero o poco più, ma ci proveremo, con entusiasmo.
2) Il futuro è sempre più incerto. Non mi aspetto che le risposte, i punti esclamativi, arrivino dagli altri. Ognuno deve cominciare a mettere i propri, per esempio facendo rete sui territori, per i territori.
3) Non sappiamo quando si giocherà la partita, non sappiamo quali saranno le regole, non sappiamo se sarà un match di wrestling, muay thai o XMA, le regole non le scriverà un arbitro, ma uno o due giocatori, gli altri dovranno accettarle, ma dovremo esserci.
4) Non so se questa generazione riuscirà a salvare il mondo, ma almeno non deve stancarsi di provarci. Altrimenti per la prossima sarà ancora più difficile. (dedicato a quelli che “30 sfigati…)
5) Grazie ai compagni di viaggio, la parte più bella della giornata. La parte più bella nel viaggio della vita.
…Aggiungo un altro punto…
6) Fare le cose serie, come la politica, anche per divertirsi forse è il modo migliore per farle. Ieri ci siamo riusciti.
Quirinarie e dintorni.
Pubblicato: aprile 23, 2013 Archiviato in: Uncategorized Lascia un commento »Alle quirinarie hanno votato 28.518 iscritti al M5S a fronte di 48.000 aventi diritto. E questa mo’ è la rivoluzione digitale.
Senza i media tradizionali, che hanno dato molto risalto a questa operazione, questa consultazione avrebbe avuto una esposizione mediatica estremamente limitata. Direi quasi al limite del flop.
E se i numeri li avessero tirati fuori prima, magari oggi avremmo un altro Presidente della Repubblica. Magari qualcuno avrebbe avuto meno alibi nel ritenere Rodotà un candidato M5S, visto che la base degli iscritti ed elettori del PD, che implorava il partito di sostenerlo, era ben più ampia delle 4.677 preferenze espresse nel sondaggione di Grillo.
Temo che in fondo però sia tutto noto. E che il gioco faccia comodo a tutti.
Ho l’impressione che casta e anti-casta si legittimano reciprocamente e si garantiscano reciproca sopravvivenza. Amen.
La Repubblica degli squagliapiombo.
Pubblicato: aprile 21, 2013 Archiviato in: Uncategorized Lascia un commento »Uno dei problemi di questi 20 anni è che, salvo rarissime eccezioni, abbiamo dovuto fare i conti con quelli che erano gli squagliapiompo dei boss della prima Repubblica. Uno era il delfino di quello, l’altro il figlioccio di quell’altro. Come lo squagliapiompo con il mastro fabbro insomma.
La sfida oggi, per i trentenni e non solo, è quella di fare politica senza avere padrini, senza fare la coda dietro nessun capobastone.
Io non ne ho mai voluti, negli anni in molti si sono proposti come padri putativi delle mie idee politiche, salvo poi ricredersi quando scoprivano che erano spesso troppo estremiste e non negoziabili, men che meno in vendita.
Inoltre di questi tempi non funziona lo schema del ’93, quando caddero le prime linee e le seconde linee si fecere, a loro insaputa, avanti. Oggi vale l’effetto domino. Se cade, come cadrà, la prima linea cadranno anche quelli che stanno dietro.
Giovani, democratici e non, tiriamo fuori le idee e la personalità.
Cominciamo a disegnare la Putignano del 2030?
Pubblicato: marzo 10, 2013 Archiviato in: Uncategorized Lascia un commento »Putignano: ci sono tante, troppe cose che non vanno. In generale ho la sensazione che manchi da sempre una strategia, una visione. Non c’era 9 anni fa, non c’è oggi.
Oltre che riempire ogni angolo disponibile di cemento, per svariati usi, poco o niente è stato fatto partendo da una visione di prospettiva. E oggi con l’edilizia che è in stallo, con le aziende che devono fare i conti con i cambiamenti imposti dal mercato globale e dalla crisi, una città come questa finisce per sentirsi privata del proprio futuro e anche di un’identità.
Ho la sensazione che la politica sia in completo stato confusionale. Lo dimostra la gestione di tante vicende. Dal Carnevale al Teatro Comunale, dalla raccolta differenziata a Piazza Moro.
In un tale stato confusionale, figuriamoci se si prova a parlare, per esempio, di Piano Urbanistico Generale, lo strumento di programmazione urbanistica che disegna il futuro di una città. Si va avanti ad oltranza. Fin quando ce n’è. E poi i cazzi saranno tutti i nostri. Della nostra generazione e delle generazioni seguenti. E allora, se così deve essere, cominciamo ad impegnarci subito. Basta fare i bravi. Basta stare lì a scaldare la panchina.
E’ urgente una valutazione di questi 9 anni di amministrazione di centrosinistra sui quali sono profondamente critico.
9 anni in cui ho la sensazione che il paese non sia migliorato affatto. 9 anni in cui non ho ben chiara la differenza tra quello che ha fatto questa amministrazione e quello che avrebbe fatto un’amministrazione di centrodestra.
Ad un anno dalle elezioni è forse arrivato il momento di cominciare ad assumersi qualche responsabilità. Ad un anno dalle elezioni è tempo di cominciare a guardare al futuro e a pensare alla Putignano del 2030. E dobbiamo cominciare a farlo ora. E c’è bisogno dell’impegno di tutti.
Invito i tanti amici con cui in questi mesi questo argomento è stato più o meno sfiorato a stringere i tempi e incontrarci per avviare un percorso comune. Senza obiettivi elettorali prefissati, ma con un solo obiettivo preciso: cominciare a disegnare la Putignano del 2030.
Il paese che vogliamo vivere.
P.s.: Queste critiche sono state già ripetutamente esposte nel coordinamento del PD, quindi nessuno può restarne sorpreso. Nessuno può lamentarsi. E se qualcuno si lamenta, sticazzi.
Il circo è chiuso.
Pubblicato: dicembre 6, 2012 Archiviato in: Uncategorized Lascia un commento »Stamattina appena sveglio, leggendo i titoli della rassegna stampa ho avuto l’istinto di cercare lo zainetto, ho sentito la paura dell’interrogazione e mi sono ricordato dei primi baci. Era il 1994 insomma. Eppure ieri sera ricordo perfettamente di essermi addormentato nel 2012. Ma non c’è niente da fare, c’è chi pensa che il tempo non passi mai.
C’è chi pensa di non dover mai dare conto delle proprie azioni al tempo, alla storia. Imprigionato in un eterno presente fatto di un gigantesco IO senza condizioni.
Chissà se questi 18 anni ci sono serviti a capire qualcosa.
Chissà se abbiamo capito che tangentopoli era solo la punta dell’iceberg e che la vera corruzione è dentro ciascuno di noi.
Chissà se abbiamo capito che la politica non si fa con le figurine, ma con idee e ideali profondi, a cui ciascuno deve dare conto e con i quali deve fare i conti. Una sorta di coscienza laica fondamentale per chi vuole fare politica.
Chissà se abbiamo capito che l’uomo solo al comando non serve a nulla. Che l’IO deve diventare NOI. Che solo insieme si cambia e si ricomincia. Che solo la solidarietà può farci uscire dal labirinto. Non l’egoismo.
Chissà se abbiamo capito che il rispetto della legge è il punto di partenza per la convivenza in uno stato di diritto. E rispettare le leggi impone rigore soprattutto difronte a ciò che non ci piace e non ci è comodo.
Chissà se ci è chiaro che le cose cambiano se le cambiamo sì, ma soprattutto se proviamo ad essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Senza pretendere che a cambiare siano prima gli altri. Senza chiedere che i privilegi da abolire siano quelli di cui siamo in fondo invidiosi. Rinunciando per primi ai nostri piccoli privilegi.
Chissà se questi 18 anni ci hanno insegnato che lo sguardo al futuro è importante. Quanto la memoria del passato e quanto la concretezza del presente.
Chissà se davvero è avvenuto tutto questo in questi 18 anni, in ciascuno di noi.
Chissà se abbiamo davvero capito che tutto questo si fa insieme, con l’impegno di ciascuno. Senza deleghe in bianco. Senza soluzioni comode. Senza culi al caldo. Insieme. Un pezzo ciascuno. E’ più facile. E’ più efficace. E’ più giusto. E’ meglio.
Stamattina leggendo i titoli dei giornali ho avuto qualche dubbio rispetto a tutto ciò. Ma ho anche sentito che non ero io quello sbagliato, quello fuori dal tempo e dalla storia.
Per fortuna lo era qualcun’altro. Con il suo cerone sbavato, i suoi nani, le sue majorette. Voltiamo pagina. Ci aspetta l’Italia del 2030. Il circo è chiuso.
Cosa farò alle primarie
Pubblicato: novembre 23, 2012 Archiviato in: Uncategorized Lascia un commento »L’avevo detto tempo fa che avevo deciso e che prima o poi l’avrei spiegato.
Cosa farò alle primarie del centrosinistra mi è chiaro da tempo, ma ho voluto mettermi alla prova in tutti i modi.
Quando ho fatto la tessera al PD, tre anni fa, si erano appena concluse le elezioni amministrative a Putignano, era chiaro l’elenco dei consiglieri comunali e era appena stata annunciato l’elenco degli assessori. Decisi che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui avevo votato il male minore e anche l’ultima in cui avevo di fatto firmato un assegno in bianco alla politica. Mai più.
Così, per coerenza rispetto a quell’impegno ho valutato bene tutti i cinque candidati e alla fine ho trovato almeno un pregio e un difetto per ognuno di loro.
(rigorosamente in ordine alfabetico)
Bersani
- Pregio: Mi piace quando dice che per un diritto ricevuto non bisogna dire grazie. Un diritto è un diritto. Purtroppo non in Italia.
- Difetto: I bersaniani. Hanno condotto una campagna elettorale allucinante. Con molti di loro in questi mesi ho discusso animatamente. E continuerò a farlo.
Puppato
- Pregio: mi piace l’idea del BIL (Benessere Interno Lordo) al posto del PIL (Prodotto Interno Lordo) e in generale alcune sue idee mi appartengono.
- Difetto: la reazione scomposta alla domanda del pubblico nel confronto stile XFactor ha mostrato molto più nervosismo di quanto traspari normalmente dalle sue parole pacate. E forse anche qualche nervo scoperto.
Renzi
- Pregio: quando dice che la nostra generazione, sua e mia, deve alzare le natiche dalla panchina e darsi da fare per impegnarsi, smettendola di lamentarsi a vuoto, mi trova pienamente favorevole. E’ un invito che raccolgo e sento di condividere con tutti i miei coetanei. Molti di loro già lo sanno.
- Difetto: Ho la netta sensazione che gli manchi il foglio del “come”. Manca un po’ a tutti, ma a lui in modo particolare. I problemi li conosciamo tutti, non ho ben capito come intende risolverli e quel poco che ho capito non mi piace. Segue la scia. Prima con Marchionne, ora contro. Prima Sì Tav, ora No Tav. Se si votasse tra un settimana finirebbe per votare Bersani o Vendola (come diceva ieri un mio amico…).
Tabacci
- Pregio: sapendo di perdere sta giocando la sua parte con coerenza e ironia. Non cerca l’applauso paraculo, ma si accontenta di spiegare chiaramente i suoi punti di vista.
- Difetto: Ha posizioni troppo conservatrici sui diritti civili. Troppo lontane dalle mie. E anche sull’economia, il suo cavallo di battaglia, non mi convince un granché.
Vendola
- Pregio: tocca questioni importanti e grazie ai suoi comunicatori in questa campagna è quello che ha spiegato con maggiore chiarezza cosa intende fare e come pensa di farlo.
- Difetto: Da sette anni governa la Puglia, che è certamente cambiata, ma certe cose non mi piacciono per niente. Soprattutto certi metodi. Sulla sanità, per esempio, è riuscito a dare il peggio di se da Tedesco ad oggi, e la colpa non può essere solo degli altri.
Detto questo, cari amici, domenica prossima se uno dei cinque vi piace, andate a votare. Nonostante abbiano creato regolamenti farraginosi per scoraggiarvi. Pazienza. Se uno dei cinque vi piace, vi convince, vi ispira, ma soprattutto vi sembra il miglior Presidente del Consiglio possibile, beh allora votatelo.
Io non credo che nessuno dei cinque possa essere il candidato premier ideale. Non vedo nessuno in grado di offrire veramente una speranza. Forse la colpa è mia. Perché credo che in fondo questi candidati sono espressione della società da cui provengono, quindi la prima cosa da fare ogni giorno è provare a migliorare se stessi. E continuerò a farlo. e anche cambiare i contesti, le città, i partiti. E questo sto cominciando a farlo molto timidamente, ma dovrò cambiare marcia.
Domenica io non voterò. Per non scegliere il male minore. E non firmare assegni in bianco. Continuerò a cambiare me stesso. Ma voterò alle politiche il candidato che gli italiani avranno scelto. Perché sarà stato scelto dagli elettori e non dai partiti davanti a crostate o caminetti. Nella partecipazione (questa sconosciuta alla politica italiana) ci credo. Ci credo talmente tanto da non poter partecipare tanto per partecipare. Non posso votare qualcuno per non far vincere l’altro. E’ giusto che voti chi ci crede, chi si fida, chi ha trovato quello che io non sono riuscito a trovare.
Buon voto amici. E prima di votare, fatevi due risate.
Buongiorno Puglia. Buon risveglio.
Pubblicato: novembre 21, 2012 Archiviato in: Uncategorized Lascia un commento »Buongiorno Puglia. Oggi scopriamo che l’estate turistica non è stata da record, come annunciato a fine giugno, e il risveglio è pieno di confusione.
La Regione, nel comunicato odierno in cui riporta i dati dell’Osservatorio pugliese sul Turismo, ci presenta una destinazione turistica in crescita del 5% nel turismo internazionale, che però rappresenta solo il 17% del totale, e in calo negli arrivi (-6,6%) e nei pernottamenti totali (-7,5%), e tutto questo accade anche ad agosto e anche nel Salento (-1,3% degli arrivi e -6,31% dei pernottamenti).
Eppure a giugno, come già detto, si annunciava una nuova annata record perché il 41% delle camere disponibili era già prenotata. Non so chi abbia analizzato questo dato in modo positivo, ma ricordo che in quei giorni ero nel Salento per qualche giorno di vacanza, gli operatori avvertivano segni di crisi e questa lettura ottimistica della Regione fu accolta con tante perplessità e qualche risata.
Ho la netta sensazione che in Puglia si stiano perdendo solo tempo e occasioni. I contributi alle compagnie low cost (o low fares) non dureranno in eterno, così come certi inaspettati eventi promozionali (vedi il matrimonio di Justin e Jessica a Savelletri), e nel frattempo la competizione internazionale aumenta a tutti i livelli.
PugliaPromozione avrebbe dovuto mettere in ordine un sacco di cose, ma fino ad ora mi sembra abbia fatto molto poco, non ne conosco le ragioni, ma prendo atto che ad oggi il sito http://www.viaggiareinpuglia.it è solo in italiano e in tedesco (perché non in altre lingue vedi francese e russo?) e che i contenuti non mi sembrano affatto diversi rispetto a quelli di qualche mese fa. Non è cambiato niente.
La promozione ci piace un sacco: le fiere (soprattutto all’estero), il web, lo show insomma. Quello che ci piace meno è mettere mano al prodotto.
Si fa periodicamente una verifica dei requisiti delle strutture ricettive e una conseguente assegnazione delle stelle? Non mi risulta.
Quanto impegno ci mettono gli imprenditori nel provare ad offrire un servizio standard dal 1 gennaio al 31 dicembre? Poco, molto poco.
Invece, troppo spesso, il turismo ci piace un sacco per fare soldi, facili. Quando non sono tanto facili ci piace già un po’ meno.
Certo il turismo può offrire una importante via d’uscita dalla crisi, può generare un PIL importante (attualmente si stima rappresenti già l’11% del PIL includendo anche l’indotto), ma quanta professionalità c’è nel turismo pugliese? Quanta improvvisazione caratterizza le scelte e gli investimenti?
Perché così tanta attenzione alla promozione e così poca attenzione al prodotto? Perché così tanta retorica sulla bontà del cibo, sulla bellezza dei luoghi e sulla ricchezza culturale a cui non corrispondono le adeguate tutele delle tipicità autentiche (giusto per sottolineare), le doverose politiche di tutela ambientale e paesaggistica e i sistemi tra centri di produzione ed erogazione culturale (musei, parchi, biblioteche, eventi…)?
In Italia, anche in Puglia, le politiche turistiche si annunciano, con tanta improvvisazione, ma poi non si perseguono perché sono scomode.
Per accogliere il cicloturismo bisogna spiegare ai gestori dei B&B che devono dotarsi di pompette, camere d’aria, attrezzi,bici, ma anche di conoscenza del territorio, di curiosità da mostrare di persona personalmente ai propri ospiti, alla ricerca di scorci insoliti, sapori autentici, esperienze.
Si abusa nell’uso di questo termine, che nell’uso turistico è diventato il più figo experience.
Dobbiamo vendere esperienze, o dobbiamo costruire si dice spesso. E questa cosa mi fa incazzare.
Dobbiamo essere esperienze. Dobbiamo conoscere le nostre esperienze e essere in grado di condividerle con chi decide di venire a trovarci. Dobbiamo fare in modo che un pezzo di quelle esperienze resti nel cuore di chi è venuto a trovarci. E nel nostro dovrà restare un pezzo di quell’incontro. Poi, soltanto dopo, resteranno i soldi.
Invece i nostri ristoranti servono troppo spesso al tavolo olio anonimo e di dubbia provenienza, spesso i menù non sono nemmeno stagionali, le colazioni dei B&B sono a base di nutella e non di marmellate di melecotogne, e troppi negozi di souvenir sono pieni di schifezze cinesi senza neppure una ceramica di Grottaglie.
E la formazione? Centinaia di corsi di esperti di marketing e nemmeno un corso per guide turistiche, accompagnatori, o per insegnare un po’ d’inglese agli operatori. Questo dovrebbero fare le istituzioni e le associazioni. Ma no, la promozione è sempre più figa. Poi pazienza se arrivano i turisti nelle strutture o nei ristoranti vengono accolti a gesti, chi se ne importa, tanto l’italiano si fa capire sempre.
Per non parlare del nero. Ce ne siamo accorti solo oggi. Beh, certo è una grande novità che chi affitta le case al mare lo faccia a nero, fino allo scorso anno si registravano migliaia di contratti. C’erano le file ad agosto per pagare le spese di registrazione dei contratti.
Quando ci sarà un intervento legislativo regionale (perché la Regione è deputata a fare le leggi, non a fare promozione) che favorisca i proprietari delle case nel consorziarsi, per pagare le tasse, ma anche per per rispettare standar qualitativi e facilitare anche i meccanismi promozionali e commerciali? Perché serve anche la promozione, ma dopo e non prima di tutto.
Mi auguro questo non sia visto solo come un brutto sogno, ma come una preoccupante realtà. Mi auguro ci sia un vero risveglio da parte di tutti gli operatori e delle istituzioni.
Perché la Puglia non è la California, come scriveva Franco Tatò qualche anno fa e leggendo il suo libro decisi di occuparmi di turismo, ma in Puglia il turismo può essere ricchezza. Non può essere speculazione, di nessun tipo, nemmeno edilizia.
Buongiorno Puglia, buon risveglio.